Teatro delle Maddalene, Padova, 30 marzo 2010
Per la rassegna "Segnali all'Orizzonte - Che ci faccio qui?" abbiamo intervistato il primo protagonista degli spettacoli aperti al pubblico al Teatro delle Maddalene, Mele Ferrarini.
Per la rassegna "Segnali all'Orizzonte - Che ci faccio qui?" abbiamo intervistato il primo protagonista degli spettacoli aperti al pubblico al Teatro delle Maddalene, Mele Ferrarini.
"La storia di Gino Lucatello attraverso gli occhi del fratello Vittorio, la guerra, le storie di una campagna popolata di fiabe. La fine della guerra è arrivata, ma ci sono in giro strani alieni che prendono la gente dalle case, rubano le biciclette..."
Mele Ferrarini, attore padovano diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia, racconta il suo spettacolo, Gino e gli alieni di Gòdego, messo in scena martedì 30 marzo al Teatro Maddalene, dando il via al ciclo di incontri e spettacoli di Segnali all'Orizzonte - Che ci faccio qui?, organizzati dall'area Creatività di Progetto Giovani.
Uno spettacolo narrato in prima persona da Ferrarini che presta la voce e i gesti a Gino, un ragazzo di 16 anni della provincia padovana che al termine della seconda guerra mondiale decide di prendere la bicletta per andare in chiesa a suonare le campane annunciando a tutti la fine del conflitto. Durante il tragitto incontra però un kommando tedesco in ritirata che gli ordina di consegnare la bici. Alla sua opposizione, viene brutalmente ucciso. Ma la storia prende una piega fantastica, e si fonde tra le fiabe che inventa Gino e la realtà del mondo contadino...
L'attore, basatosi su una vicenda realmente accaduta, ci spiega il perchè della forte presenza del dialetto nella rappresentazione, com'è avvenuto in contatto con la famiglia Lucatello e in qualità di artista risponde alla domanda Che ci faccio qui?
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