giovedì 29 aprile 2010

Dare voce

Scuderie Napoli, Padova, 2 aprile 2010


Dopo gli incontri con Marco Baliani e Maurizio Agostinetto, il terzo formatore del progetto Che Ci Faccio Qui?, Mirto Baliani, ha accompagnato gli artisti alla scoperta del loro potenziale sonoro.

Partendo da semplici esercizi fisici e musicali, il gruppo si è inoltrato nell'esplorazione di quel mondo di suoni e rumori che formano il "patrimonio sonoro" di ognuno di noi: nenie, filastrocche, carillon, echi che arrivano dal profondo della memoria e che, seppure sembra di averli dimenticati, restano addosso, sottopelle, e riaffiorano portandosi dietro colori e odori del nostro passato.


Giorno dopo giorno, attraverso esercizi via via più complessi, i ragazzi hanno acquisito una consapevolezza sempre maggiore del potenziale di quel potente strumento che può essere la propria voce anzi, il proprio corpo, che riesce a trasformare qualsiasi cosa in ritmo. Allora una sveglia, un'audiocassetta rauca, uno stendibiancheria, un fischio, possono diventare vecchi amici, vento, un temporale lontano, una terribile attesa. 

Possono diventare musica.

Questa settimana è stata di grande ispirazione per il gruppo, anche in vista della performance finale che si sta creando passo dopo passo, in attesa di presentarla, in luglio, a tutta la città.
Oltre ad aver contribuito a dare spunti interessanti ai ragazzi, ad indirizzarli in qualche modo verso un'idea più pulita di ciò che andranno a fare, di certo questa parte del laboratorio li ha arricchiti, di una ricchezza che in fondo possedevano da sempre, doveva solo essere lucidata.

mercoledì 28 aprile 2010

Intervista a Mirto Baliani


Scuderie Napoli, Padova, 29 marzo 2010

Attore, musicista, compositore, pittore, fonico e grafico, Mirto Baliani, è un esempio di fusione creativa tra diverse espressioni artistiche. In questa intervista Mirto spiega come si svolge il suo laboratorio intitolato "Dare voce ".

Il focus del suo laboratorio con i ragazzi di "Che ci faccio qui?" è stato sia sulla loro espressione vocale e musicale, sia sul recupero di sonorità passate provenienti dalla storia di ciascuno (ninna nanne dimenticate, registrazioni di anziani, il suono del vento, o litanie ascoltate in chiesa). Ci sono dei suoni che sono comuni alla collettività, altri invece propri degli individui.


L'alternanza e tensione tra individuo-gruppo ha caratterizzato questo laboratorio culminato in una performance musico-teatrale. Nel gruppo, le voci e i suoni e i movimenti dei ragazzi avvenivano in maniera uniforme e coordinata come parte di un'unica entità collettiva. Di tanto in tanto, un individuo si distaccava e mostrava il proprio pezzo di passato sonoro, per poi tornare nel gruppo. In alcuni momenti il gruppo interagiva con l'individuo, imitando, supportando o contrastando la sua performance individuale.



Questa performance attiva potenti rimandi a metafore di vita reale. Gli individui, nel loro essere nel mondo, sono continuamente influenzati dagli altri, dai gruppi, dalla società, tanto da perdere la propria identità. Spesso per comprendere ed esprimere se stessi nel mondo devono distaccarsi dagli altri, avere il coraggio di mostrare la propria individualità, attraverso atti artistici, sociali o politici originali . La reazione della comunità a queste espressioni di libertà individuale può essere di approvazione o di critica.

Sta all'individuo scegliere se correre il rischio.

martedì 20 aprile 2010

6 Febbraio 2010: La performance in piazza



Piazza Cavour, Padova, 6 febbraio 2010






Maurizio Agostinetto e i giovani artisti coinvolti nel progetto di formazione "Che ci faccio qui?" presentano le loro performance individuali sorte dopo una settimana di lavoro sulla creazione di un logo di gruppo e di un'espressione visiva della domanda di partenza, allo scopo di coinvolgere attivamente anche la cittadinanza.

venerdì 9 aprile 2010

#4 - CCFQ? - Intervista al gruppo Zimmerfrei

Teatro delle Maddalene, Padova, 31 marzo 2010
 
Per la rassegna "Segnali all'Orizzonte - Che ci faccio qui?" abbiamo intervistato il gruppo di artisti ZimmerFrei, protagonisti del secondo appuntamento del ciclo di incontri aperti al pubblico al Teatro delle Maddalene.

ZimmerFrei è un gruppo di artisti, la cui equipe è formata da Anna Rispoli (performer), Anna de Manincor (videomaker), Massimo Carozzi (sound designer).

Mescolando pratiche provenienti da cinema, teatro e musica, ZimmerFrei produce installazioni sonore e video, performance, documentari e serie fotografiche che investigano spazi urbani e immaginari.

Mercoledì 31 marzo al Teatro delle Maddalene hanno incontrato il pubblico rispondendo alla domanda Che ci faccio qui? . Al nostro microfono hanno raccontato la nascita del loro nome e dei loro lavori, che intrecciano e uniscono arti diverse.

#3 - CCFQ? - Intervista all'attore Mele Ferrarini

Teatro delle Maddalene, Padova, 30 marzo 2010

Per la rassegna "Segnali all'Orizzonte - Che ci faccio qui?" abbiamo intervistato il primo protagonista degli spettacoli aperti al pubblico al Teatro delle Maddalene, Mele Ferrarini.

"La storia di Gino Lucatello attraverso gli occhi del fratello Vittorio, la guerra, le storie di una campagna popolata di fiabe. La fine della guerra è arrivata, ma ci sono in giro strani alieni che prendono la gente dalle case, rubano le biciclette..."

Mele Ferrarini, attore padovano diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia, racconta il suo spettacolo, Gino e gli alieni di Gòdego, messo in scena martedì 30 marzo al Teatro Maddalene, dando il via al ciclo di incontri e spettacoli di Segnali all'Orizzonte - Che ci faccio qui?, organizzati dall'area Creatività di Progetto Giovani.

Uno spettacolo narrato in prima persona da Ferrarini che presta la voce e i gesti a Gino, un ragazzo di 16 anni della provincia padovana che al termine della seconda guerra mondiale decide di prendere la bicletta per andare in chiesa a suonare le campane annunciando a tutti la fine del conflitto. Durante il tragitto incontra però un kommando tedesco in ritirata che gli ordina di consegnare la bici. Alla sua opposizione, viene brutalmente ucciso. Ma la storia prende una piega fantastica, e si fonde tra le fiabe che inventa Gino e la realtà del mondo contadino...

L'attore, basatosi su una vicenda realmente accaduta, ci spiega il perchè della forte presenza del dialetto nella rappresentazione, com'è avvenuto in contatto con la famiglia Lucatello e in qualità di artista risponde alla domanda Che ci faccio qui?
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