Prato della Valle – Economato del Comune, Padova, 2 febbraio 2010
Il logo è stato scelto. Rappresenterà la missione e il perché di questo gruppo, rappresenterà forse alla fine un po’ anche il gruppo stesso. Ma nel frattempo si procede, si deve andare a cercare il materiale, il materiale da utilizzare per la performance di sabato 6 febbraio e poi per la grande rappresentazione di luglio. Bisogna catalogare nella memoria fotografica di ognuno ciò che si avrà a disposizione, cercando di pensarlo non solo nella sua funzione quotidiana, ma anche nella sua essenza, magari come simbolo di qualcosa di diverso.
Il tragitto fino alla zona dell’economato del comune risulta essere se non altro particolarmente interessante; si percorrono tratti di strada che una bicicletta da sola non si avventurerebbe a fare, per paura del traffico e delle macchine.. e questo fa riflettere su quanto possa incidere la quantità anche nel fare cose fuori dall’ordinario. Una voce fuori dal coro può sicuramente farsi notare, ma un coro di voci fuori dalla massa ha più possibilità di farsi ascoltare, e questo è sicuramente un punto di forza, soprattutto quando si vuole colpire l’attenzione di una città che, come Padova, sonnecchia nell’indifferenza di un tran tran quotidiano.
Il tragitto fino alla zona dell’economato del comune risulta essere se non altro particolarmente interessante; si percorrono tratti di strada che una bicicletta da sola non si avventurerebbe a fare, per paura del traffico e delle macchine.. e questo fa riflettere su quanto possa incidere la quantità anche nel fare cose fuori dall’ordinario. Una voce fuori dal coro può sicuramente farsi notare, ma un coro di voci fuori dalla massa ha più possibilità di farsi ascoltare, e questo è sicuramente un punto di forza, soprattutto quando si vuole colpire l’attenzione di una città che, come Padova, sonnecchia nell’indifferenza di un tran tran quotidiano.
La visita è in sé molto divertente, ognuno ha con sé macchine fotografiche, fogli.. ciò che può servire per imprimersi nella mente che tipo di materiale si può utilizzare di quello presente nel deposito. E anche le cose più semplice diventano stimolo di riflessione e di interesse artistico.. lavagne, spalliere, sedie, banchi, panchine, segnali stradali, specchi stradali rotti, pezzi di metallo e scatoloni di legno.. ogni occasione è presa al volo per osservare oggetti di uso quotidiano fuori contesto, per sorridere e ridere insieme.. per catalogare nella memoria ciò che potrebbe avere un effetto sorprendente se proposto ad una città che non è abituata a vedere le cose fuori dal loro ordinario utilizzo..
C'è chi ricerca immagini, chi cerca parole o frasi evocative, chi ricerca suoni.. perché ogni oggetto ha una storia e un suo perché d’essere, perché ogni oggetto sembra interrogarci chiedendo Che ci faccio qui? e la domanda diventa slogan, diventa scherzo per ironizzare su situazioni inabituali che creano spaesamento, perché non si coglie nella totalità il senso del tutto.. e ognuno pensa e riflette, forse un po’ per conto proprio.. e i grandi spazi sembrano allontanare anziché avvicinare e facilitare le sintonie..
Ex scuola Ada Negri, Padova, 2 febbraio 2010
Dal pomeriggio alla sera ci si sporca le mani in mezzo a stoffe, pennelli, colori, si tagliano canneti nei prati vicini per creare strutture sulle biciclette. Si, perché ormai il logo è uno stemma, un gonfalone da issare sul proprio “mezzo di locomozione” per identificarsi e per mostrare alla città di Padova il primo segno tangibile di “Che ci faccio qui?”.






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