Il testimone passa a Mirto Baliani, il quale articolerà il lavoro in tre fasi.
lunedì 29 marzo 2010
Dare voce con Mirto Baliani
Comincia oggi la terza settimana di training all'interno del progetto Che Ci Faccio Qui?
Il testimone passa a Mirto Baliani, il quale articolerà il lavoro in tre fasi.
- Scoperta del “potenziale sonoro” di ogni partecipante attraverso esercizi fisici e musicali, facendo sì nel contempo che le singole capacità e differenze convergano alla formazione di un gruppo sonoro con una elevata capacità di ascolto. Cominciare dal ritmo come fonte primigenia della musica, dalla voce e dal corpo come primi strumenti fino all’utilizzo-costruzione di oggetti sonori, o strumenti veri e propri.
Il testimone passa a Mirto Baliani, il quale articolerà il lavoro in tre fasi.
- Scoperta del “potenziale sonoro” di ogni partecipante attraverso esercizi fisici e musicali, facendo sì nel contempo che le singole capacità e differenze convergano alla formazione di un gruppo sonoro con una elevata capacità di ascolto. Cominciare dal ritmo come fonte primigenia della musica, dalla voce e dal corpo come primi strumenti fino all’utilizzo-costruzione di oggetti sonori, o strumenti veri e propri.
venerdì 26 marzo 2010
Segnali all'orizzonte - Che ci faccio qui?
Si apre l’annuale calendario di incontri e spettacoli di Segnali all'Orizzonte, rassegna dedicata alle arti dello spettacolo organizzata dall'ufficio Progetto Giovani – Politiche Giovanili del Comune di Padova: presso il Teatro delle Maddalene il 30 marzo alle ore 21 Mele Ferrarini presenterà Gino e gli alieni di Godego e il 31 marzo sempre alle ore 21 si terrà l’incontro pubblico con il gruppo Zimmerfrei.
Il cartellone presenta tre giovani compagnie del territorio che operano nel campo del teatro e della danza e tre professionisti del settore che rispondono umanamente e artisticamente alla domanda Che ci faccio qui? con una riflessone pubblica a cui è invitata a partecipare attivamente l’intera città:
30 marzo Gino e gli alieni di Godego - spettacolo
31 marzo Zimmerfrei - incontro pubblico
25 maggio VIA Menta – spettacolo
26 maggio BABILONIA TEATRI - incontro pubblico
29 giugno CANTIERI D'OTTOBRE - Manuale d'istruzioni – spettacolo
30 giugno ANDREA SEGRE - incontro pubblico
Il cartellone presenta tre giovani compagnie del territorio che operano nel campo del teatro e della danza e tre professionisti del settore che rispondono umanamente e artisticamente alla domanda Che ci faccio qui? con una riflessone pubblica a cui è invitata a partecipare attivamente l’intera città:
30 marzo Gino e gli alieni di Godego - spettacolo
31 marzo Zimmerfrei - incontro pubblico
25 maggio VIA Menta – spettacolo
26 maggio BABILONIA TEATRI - incontro pubblico
29 giugno CANTIERI D'OTTOBRE - Manuale d'istruzioni – spettacolo
30 giugno ANDREA SEGRE - incontro pubblico
Ogni appuntamento conclude una tappa del progetto, novità di questa edizione, per la formazione interdisciplinare dei giovani artisti, Che ci faccio qui?, curato da Stefania Schiavon, coordinato e condotto da Marco Baliani, con la collaborazione di Maurizio Agostinetto, Mirto Baliani ed Elisa Cuppini.
Segnali all’orizzonte offre dunque ai giovani che propongono i loro spettacoli non solo una possibilità di promozione sul territorio, ma anche di confronto e approfondimento grazie alla presenza degli artisti docenti dei laboratori e di quelli invitati agli incontri pubblici. In questo senso Segnali all’orizzonte radica sempre più l’attività di Progetto Giovani sul territorio con la creazione continua di spazi sociali di incontro e comunicazione in cui costruire relazioni aperte, che siano luogo di riflessione e di crescita per la comunità intera.
Quando e dove
Dal 30 marzo al Teatro delle Maddalene
via San Giovanni da Verdara, 40 - Padova
Ingresso libero
Segnali all’orizzonte offre dunque ai giovani che propongono i loro spettacoli non solo una possibilità di promozione sul territorio, ma anche di confronto e approfondimento grazie alla presenza degli artisti docenti dei laboratori e di quelli invitati agli incontri pubblici. In questo senso Segnali all’orizzonte radica sempre più l’attività di Progetto Giovani sul territorio con la creazione continua di spazi sociali di incontro e comunicazione in cui costruire relazioni aperte, che siano luogo di riflessione e di crescita per la comunità intera.
Quando e dove
Dal 30 marzo al Teatro delle Maddalene
via San Giovanni da Verdara, 40 - Padova
Ingresso libero
giovedì 25 marzo 2010
#2 - CCFQ? - Intevista all'attore Filippo Tognazzo
Centro Altinate San Gaetano, Padova, 17 marzo 2010
Continua il nostro excursus sul coinvolgimento di altri artisti alla domanda Che ci faccio qui?
Filippo Tognazzo, attore padovano, parla della sua rappresentazione teatrale sul tema del confronto interculturale "Tutte le altre destinazioni", tenutasi martedì 16 e mercoledì 17 marzo 2010 al Centro Culturale San Gaetano.
Il monologo, frutto di laboratori realizzati con alcuni giovani partecipanti alle esperienze di scambi internazionali promossi da Progetto Giovani, è rivolto agli studenti delle scuole medie superiori e agli studenti universitari.
Le testimonianze raccontate si sono trasformate in un incalzante monologo appunto che racconta tre esperienze: Andrea è un ventenne group leader che guida un gruppo di adolescenti in un progetto naturalistico in Transilvania; Martina intraprende un viaggio attraverso la giungla nicaraguense con un bimbo malato e sua madre; Odile, una ragazza belga attualmente in Italia, riflette sulla pace e la tolleranza fra i popoli.
L'autore, che nello spettacolo è accompagnato dalla voce e della chitarra di Giorgio Gobbo della Piccola Bottega Baltazar, ci spiega come è nata la collaborazione con il musicista, il perché della scelta del titolo, come ha raccolto le storie dei ragazzi, qual è stato il viaggio che più gli ha cambiato la vita e come ultimo quesito ha risposto anche lui alla domanda Che ci faccio qui?.
Continua il nostro excursus sul coinvolgimento di altri artisti alla domanda Che ci faccio qui?
Filippo Tognazzo, attore padovano, parla della sua rappresentazione teatrale sul tema del confronto interculturale "Tutte le altre destinazioni", tenutasi martedì 16 e mercoledì 17 marzo 2010 al Centro Culturale San Gaetano.
Il monologo, frutto di laboratori realizzati con alcuni giovani partecipanti alle esperienze di scambi internazionali promossi da Progetto Giovani, è rivolto agli studenti delle scuole medie superiori e agli studenti universitari.
Le testimonianze raccontate si sono trasformate in un incalzante monologo appunto che racconta tre esperienze: Andrea è un ventenne group leader che guida un gruppo di adolescenti in un progetto naturalistico in Transilvania; Martina intraprende un viaggio attraverso la giungla nicaraguense con un bimbo malato e sua madre; Odile, una ragazza belga attualmente in Italia, riflette sulla pace e la tolleranza fra i popoli.
L'autore, che nello spettacolo è accompagnato dalla voce e della chitarra di Giorgio Gobbo della Piccola Bottega Baltazar, ci spiega come è nata la collaborazione con il musicista, il perché della scelta del titolo, come ha raccolto le storie dei ragazzi, qual è stato il viaggio che più gli ha cambiato la vita e come ultimo quesito ha risposto anche lui alla domanda Che ci faccio qui?.
#1 - CCFQ? - Intervista all'attore e regista Massimo Somaglino
Centro Culturale San Gaetano, Padova, 8 marzo 2010
Abbiamo voluto estendere la domanda Che ci faccio qui? anche ad altri artisti ospiti per varie rassegne qui a Padova, in occasione di eventi in collaborazione con Progetto Giovani Padova.
In questo post è la volta dell'attore e regista udinese Massimo Somaglino, che ha proposto al Centro Culturale San Gaetano una lettura dedicata alle donne che hanno varato la Costituzione Italiana dal titolo "Lina, Nilde e le altre".
Attraverso estratti di documenti ufficiali, diari, articoli di giornale inframmezzati da canzoni femministe, Somaglino ricostruisce la storia della Costituenti partendo dalla nascita di Tina Merlin, la più anziana delle 21, arrivando fino alle elezioni del 2 giugno 1946, giorno in cui il voto venne esteso anche alle donne.
La narrazione, inizialmente commissionata dal Comune di Codroipo (Ud) per una ricerca sulla Costituzione, è stato sposato sin dall'inizio dalle scuole, che ne hanno evidenziato anche la sua forte valenza didattica.
L'autore ha parlato della sua opera al microfono di Progetto Giovani e sentiamo come ha risposto alla fatidica domanda.
Ascolta il podcast
Abbiamo voluto estendere la domanda Che ci faccio qui? anche ad altri artisti ospiti per varie rassegne qui a Padova, in occasione di eventi in collaborazione con Progetto Giovani Padova.
In questo post è la volta dell'attore e regista udinese Massimo Somaglino, che ha proposto al Centro Culturale San Gaetano una lettura dedicata alle donne che hanno varato la Costituzione Italiana dal titolo "Lina, Nilde e le altre".
Attraverso estratti di documenti ufficiali, diari, articoli di giornale inframmezzati da canzoni femministe, Somaglino ricostruisce la storia della Costituenti partendo dalla nascita di Tina Merlin, la più anziana delle 21, arrivando fino alle elezioni del 2 giugno 1946, giorno in cui il voto venne esteso anche alle donne.
La narrazione, inizialmente commissionata dal Comune di Codroipo (Ud) per una ricerca sulla Costituzione, è stato sposato sin dall'inizio dalle scuole, che ne hanno evidenziato anche la sua forte valenza didattica.
L'autore ha parlato della sua opera al microfono di Progetto Giovani e sentiamo come ha risposto alla fatidica domanda.
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Logo ergo sumus
Prato della Valle – Economato del Comune, Padova, 2 febbraio 2010
Il logo è stato scelto. Rappresenterà la missione e il perché di questo gruppo, rappresenterà forse alla fine un po’ anche il gruppo stesso. Ma nel frattempo si procede, si deve andare a cercare il materiale, il materiale da utilizzare per la performance di sabato 6 febbraio e poi per la grande rappresentazione di luglio. Bisogna catalogare nella memoria fotografica di ognuno ciò che si avrà a disposizione, cercando di pensarlo non solo nella sua funzione quotidiana, ma anche nella sua essenza, magari come simbolo di qualcosa di diverso.
Il tragitto fino alla zona dell’economato del comune risulta essere se non altro particolarmente interessante; si percorrono tratti di strada che una bicicletta da sola non si avventurerebbe a fare, per paura del traffico e delle macchine.. e questo fa riflettere su quanto possa incidere la quantità anche nel fare cose fuori dall’ordinario. Una voce fuori dal coro può sicuramente farsi notare, ma un coro di voci fuori dalla massa ha più possibilità di farsi ascoltare, e questo è sicuramente un punto di forza, soprattutto quando si vuole colpire l’attenzione di una città che, come Padova, sonnecchia nell’indifferenza di un tran tran quotidiano.
Il tragitto fino alla zona dell’economato del comune risulta essere se non altro particolarmente interessante; si percorrono tratti di strada che una bicicletta da sola non si avventurerebbe a fare, per paura del traffico e delle macchine.. e questo fa riflettere su quanto possa incidere la quantità anche nel fare cose fuori dall’ordinario. Una voce fuori dal coro può sicuramente farsi notare, ma un coro di voci fuori dalla massa ha più possibilità di farsi ascoltare, e questo è sicuramente un punto di forza, soprattutto quando si vuole colpire l’attenzione di una città che, come Padova, sonnecchia nell’indifferenza di un tran tran quotidiano.
La visita è in sé molto divertente, ognuno ha con sé macchine fotografiche, fogli.. ciò che può servire per imprimersi nella mente che tipo di materiale si può utilizzare di quello presente nel deposito. E anche le cose più semplice diventano stimolo di riflessione e di interesse artistico.. lavagne, spalliere, sedie, banchi, panchine, segnali stradali, specchi stradali rotti, pezzi di metallo e scatoloni di legno.. ogni occasione è presa al volo per osservare oggetti di uso quotidiano fuori contesto, per sorridere e ridere insieme.. per catalogare nella memoria ciò che potrebbe avere un effetto sorprendente se proposto ad una città che non è abituata a vedere le cose fuori dal loro ordinario utilizzo..
C'è chi ricerca immagini, chi cerca parole o frasi evocative, chi ricerca suoni.. perché ogni oggetto ha una storia e un suo perché d’essere, perché ogni oggetto sembra interrogarci chiedendo Che ci faccio qui? e la domanda diventa slogan, diventa scherzo per ironizzare su situazioni inabituali che creano spaesamento, perché non si coglie nella totalità il senso del tutto.. e ognuno pensa e riflette, forse un po’ per conto proprio.. e i grandi spazi sembrano allontanare anziché avvicinare e facilitare le sintonie..
Ex scuola Ada Negri, Padova, 2 febbraio 2010
Dal pomeriggio alla sera ci si sporca le mani in mezzo a stoffe, pennelli, colori, si tagliano canneti nei prati vicini per creare strutture sulle biciclette. Si, perché ormai il logo è uno stemma, un gonfalone da issare sul proprio “mezzo di locomozione” per identificarsi e per mostrare alla città di Padova il primo segno tangibile di “Che ci faccio qui?”.
domenica 21 marzo 2010
La creazione di un logo
Prato della Valle, Padova, 1 febbraio 2010
Bella domanda!
Partono per un viaggio.
Malgrado il gelo di questo mattino invernale faccia sembrare il percorso un'impresa interminabile, la meta, l'ex scuola elementare A. Negri (Camin), non è molto distante. Ma la verità è che il viaggio vero comincerà una volta arrivati lì...
Per fortuna non capita tutti i giorni di dover aspettare al semaforo che venti ciclisti attraversino la strada, però lascia il tempo per domandarsi CHE CI FANNO QUI?
Il serpente di bici si muove attraverso la città, come un “eco-bug” crea piccoli cortocircuiti che obbligano a fermarsi, a riflettere.
Ex scuola Ada Negri, Padova, 1 febbraio 2010
Tolte le scarpe e gli ultimi imbarazzi, Maurizio Agostinetto ricorda le parole d'ordine del lavoro: l'eco-sostenibilità, il rispetto dell'ambiente e la consapevolezza della nostra impronta su di esso, che può essere leggera o distruttiva.
Oggi si lavorerà sulla creazione di un logo per questo progetto comune, un simbolo che condensi le intenzioni di tutti; ma prima ci si rilassa. Quindici schiene si allungano, quindici pance si gonfiano e si sgonfiano, su, giù...
NELLA MIA STANZA...
E adesso un esercizio d'immaginazione.
“Provate ad immaginare una stanza, non la vostra, semplicemente una stanza, e individuate due cose che vi sono all'interno. Cosa sono? La stanza ha una finestra, affacciatevi, guardate fuori, cosa vedete? Guardate, guardate bene, e poi raccontate ciò che avete visto usando meno parole possibili.”
Trenta occhi si chiudono in quest'aula che odora di parquet, per aprirsi su altre stanze, tutte diverse tra loro. Vi sono altalene, binari, orologi, canguri al guinzaglio, pettirossi, asciugamani, macerie, fiumi...ma da dove vengono queste case? Da quale angolo del giardino della mente? Sono luoghi della memoria? Della fantasia? Chissà.
Entro nella stanza,
vedo un tavolo, un petalo caduto.
Il petalo è bello come il fiore sul tavolo.
Vado alla finestra e vedo dei cipressi.
Piano piano impariamo a raccontarci attraverso immagini e visioni e a coltivare questa fonte inesauribile di ispirazione.
IL LOGO
Dovrà essere facilmente riproducibile, anche con materiali naturali, insoliti, potenzialmente con qualsiasi cosa e in modo ecologico.
Sul tavolo si schiudono borse gialle piene di tesori e fino alla pausa per lo spuntino tutti si cimentano nella ricerca di un disegno capace di racchiudere un pensiero. Seduti, in piedi, girovagando, brandendo un pennello come una bacchetta magica...chissà cosa inventeranno.
Oltre a un'idea per il logo, Maurizio Agostinetto propone ad ognuno di scrivere un HAIKU, una semplice poesia in tre versi, e di scriverla su una superficie non convenzionale, una sedia, una bottiglia, qualsiasi cosa, che verrà poi posizionata nella scuola finché, haiku dopo haiku, alla fine della settimana avremo riempito l'edificio di poesia!
Dopo la pausa pranzo, il gruppo si ritrova per leggere gli HAIKU. C'è chi l'ha scritto su di una bottiglia, chi su delle mollette, chi su un nastro di carta, chi sulla stoffa, chi addirittura sul proprio braccio. E ognuno l'ha posizionato in un posto diverso della sala.
Dopo gli HAIKU i partecipanti illustrano i loro progetti di logo e cercano di “convincere” gli altri sul perché della loro scelta. Molti disegni sono piccoli, fatti a penna, abbozzati. Alcuni si vergognano della riuscita tecnica, ma Agostinetto li rassicura. E allora c'è chi piano piano mostra il perché di una faccia senza volto e con un neo che può fungere da occhio, o da bocca, o da naso...chi fa di un laccio di una scarpa un piccolo manifesto, chi traduce ogni parola della domanda Che ci faccio qui? in quattro idiomi diversi...
Ma l'elemento più ricorrente di tutte queste suggestioni è l'impronta, il punto di domanda e l'utilizzo del cerchio. C'è chi lo vede come un segno di identificazione molto forte, molto attuale, soprattutto di distinzione tra chi è straniero e chi no lo è. C'è chi è d'accordo, lo vede come un simbolo anche politico. Ognuno esprime la sua opinione, ma ciò che importa di più ad Agostinetto è che il logo sia immediato, stilizzato, sintetico e possa essere visto facilmente secondo il supporto e le dimensioni scelte.
Sempre seguendo l'”eco-logica” di partenza, la produzione di esso dovrà essere fatta utilizzando materiali poveri, meglio ancora se a mano libera. E non importa quindi che il disegno sia perfettamente geometrico, anzi, più imperfetto e più irregolare sarà e più mostrerà la sua consapevolezza
Agostinetto: “Si, l'orma è molto forte. E' un modo per segnare il nostro territorio, scrivere è segnare il nostro territorio. Come gli uomini primitivi lasciavano le loro impronte sulle grotte, la scrittura ci dà al contempo un forte senso di autorità e sopravvive a noi stessi. Il segno di Davide [che ha scelto come logo l'impronta del suo piede, ndr] mi ha stimolato molto, il posare di un piede simboleggia il qui. E' arcaico, no?”
E a chi muove la critica che l'uso delle impronte di mani sa di già di usato e un po' “cattolico” si contrappone infatti l'uso del piede. Anomalo, insolito, da analizzare.
“Lo stesso vale per il punto di domanda. E' già di per sé un simbolo, elegante, dinamico. Come pure il simbolo dell'infinito...perché non sovrapporne due insieme? O giocare sul suo fratello rovesciato? (...)Lavoriamo anche sui colori. Concentriamoci sul bianco e nero”.
Raccolte tutte le proposte di Agostinetto, il gruppo si separa e lavora in due stanze separate elaborando l'idea di collegare assieme punto di domanda, cerchio e impronta. I risultati vengono commentati di nuovo tutti insieme.
“Vedete? Le vostre immagini hanno un elemento in comune: hanno un loro EQUILIBRIO. Per noi occidentali l'elemento fondante è la simmetria, e siamo stati anche molto influenzati dalla scoperta della prospettiva. Per gli orientali è diverso, si basano sul numero 3, quello che per noi è asimmetrico, come lo può essere un ikebana, è per loro equilibrio. La vostra immagine quindi dovrà essere gradevole, equilibrata. Qualche vostra immagine è un po' allungata. Conoscete la sezione aurea?”
Un no timido si sente dal pubblico. E Agostinetto, gessetto in mano e lavagna alla sua sinistra, spiega la regola di Fibonacci e traccia un rettangolo.
“Vedete? E' la successione di numeri il cui ultimo è dato dalla somma dei due precedenti. E via così. Più si va avanti nella numerazione, più si ha un calcolo esatto del rettangolo aureo. E' una cosa usatissima...dai Greci al Palazzo delle Nazioni Unite. I formati che vediamo adesso A3, A4...sono formati americani. Ma fino alla fine dell'800 tutta la carta aveva i formati della sezione aurea.”
Per ora il disegno di Tommaso, il punto di domanda con le dita dei piedi sulla curva superiore, sembra essere il preferito. Si ritorna al concetto di arcaicità, mentre il punto di domanda, unito alla freccia, sono più concettuali.
Però stilizzata l'impronta non convince più, mentre il cerchio sembra essere più riassuntivo, con un puntino sperduto all'interno. In un mondo che non sappiamo codificare l'importante è che suggestioni la microcomunità.
E questo cerchio deve essere aperto o chiuso? E quindi? Impronta o punto?
“L'impronta digitale si può fare solo se viene messa su internet. Per ingrandirla però può diventare un problema. Quindi forse è meglio avere un ovale, che rispetti la sezione aurea, come un uovo o una patata tagliata. Adesso andiamo a casa, pensiamoci e poi decidiamo...”
venerdì 19 marzo 2010
Missione Ecopossibile
Loggia della Gran Guardia, 8 novembre 2009:
In questo video Maurizio Agostinetto spiega ai ragazzi come si articoleranno le giornate dell'appuntamento di febbraio, seguite appunto dal fotografo. L'idea, tutta all'insegna del risparmio energetico, parla del ritrovo che si terrà in Prato della Valle, della sede, l'ex-scuola "Ada Negri" di Camin, del recupero di materiali per la creazione di un logo di gruppo e di una performance che si svolgerà vicino a Palazzo Bo, a Padova.
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