giovedì 28 gennaio 2010

La domanda di partenza

 

Loggia della Gran Guardia, 6 novembre 2009

In questo video Marco Baliani spiega cosa sta alla base della domanda che da' il nome al progetto "Che ci faccio qui?"


"Che ci faccio qui?” è una domanda che nasce da un momento di riflessione, di messa in discussione.
COSA – FACCIO – QUI.
Tre elementi che identificano tutto.
Cosa”, il cosa produco, il senso del fare.
Faccio” è l’azione.
Qui” è il dove, il nostro posto nel mondo, in tutte le sue possibili declinazioni. 
È il nostro essere qui a Padova, in Veneto, in Italia, nel Mondo.. nel Pianeta.
Poi, implicito ma sostanziale a questa domanda, c’è il Soggetto, l’”Io”. Cosa sono io come individuo? Ma anche come categoria, come cittadino di un Paese? Chi sono io come artista? Come specie? Siamo veramente fatti a immagine e somiglianza di Dio? È vero che la Natura è al nostro servizio? Oppure non siamo altro che animali tra gli animali?
Riuscirò mai a vedere 
la mia vita 
come un disegno?

La cosa più importante è  farsi le domande giuste, poi le risposte arrivano strada facendo, ma ora più che mai è una questione urgente interrogarci sul nostro presente, e vogliamo che questa domanda, spiazzante nella sua semplicità, contagi quante più persone possibile a partire dai cittadini di Padova.
L'obiettivo sarà riuscire a tracciare una mappa di noi stessi, un disegno di ciò che siamo in questo momento, dove siamo, come siamo messi...così facendo potremmo scoprire di essere lontanissimi rispetto a dove credevamo di stare, ma è necessaria questa presa di coscienza per aggiustare il tiro, ri-orientarci e riprendere il viaggio.
quindi che si fa? come riuscire a sconfiggere la fretta dei cittadini? quali segnali concreti lasciare per seminare attorno a noi la domanda CHE CI FACCIO QUI?>>

la meraviglia trasformerà lo stupore in riflessione...
al lavoro!

sabato 23 gennaio 2010

Laboratori IV - commemorazioni preventive


Loggia della Gran Guardia, 8 novembre 2009

In questo video Marco Baliani, al termine del primo incontro del percorso, chiede ai ragazzi di immaginare la propria morte e che cosa vorrebbero che fosse ricordato di loro. Questo attraverso una commemorazione preventiva, qualcosa di memorabile, nel senso che "quando uno ci passa davanti, non lo scorda più" 


Come dire qualcosa di se senza parlare?  

"Immaginate di essere morti. Bum! In questo istante. E costruite non tanto una tomba, ma una rappresentazione che commemori la propria vita fino al momento in cui è stata vissuta. Cosa avete fatto finora? Cosa avreste desiderato fare? Cosa volete lasciare ai posteri? In questo esercizio ognuno starà lì, come morto, a dirci di se stesso e di cosa è stato attraverso un monumento, una commemorazione"

I ragazzi portano il materiale da casa, ognuno sceglie il suo posto speciale in cui commemorarsi e iniziano ad allestire il tutto. Piccole opere d'arte prendono forma sotto gli occhi degli altri. Tutto deve avere un senso preciso, perché ciascuno deve racchiudere in poche cose, gesti, disegni, parole, suoni, ciò che è stato, ciò che avrebbe desiderato essere. Come se il domani non fosse più. 

Quando tutti hanno completato si inizia ad osservare uno ad uno i monumenti e a cogliere come ciascuno ha deciso di esprimere se stesso. L'artista defunto si racconta in una lingua a molti sconosciuta. E gli altri in silenzio osservano, ascoltano, toccano, odorano, gustano. Nessuno fa domande. 



Tutti si lasciano attraversare da emozioni e pensieri che rimangono nel mistero.

In qualche modo l'aver risvegliato il fantasma della morte ha reso tutti riflessivi, pensierosi e sensibili.
 

 


"Avete creato cose memorabili. Anche se all’inizio non pensavo che tutto ciò sarebbe riuscito, pensavo fosse ancora troppo presto. E invece è stato tutto molto bello. Molto nutriente. È un modo di conoscersi, molto alto e molto profondo. E adesso chi vi dimentica più? Se si riesce a leggere la propria vita nella ricchezza di cui è piena, il momento della morte è il momento più completo"

Parola di Marco Baliani.

Laboratori II - esercizi spaziotemporali


Loggia della Gran Guardia, 7 novembre 2009

Esercizi sul concetto di tempo

"Come apprendiamo il concetto di tempo? Come lo colleghiamo a quello di spazio?
E' quello che i prossimi esercizi vogliono trasmettere. Non attraverso una digressione filosofica, ma bensì attraverso l'esperienza sul proprio corpo"



Alla ricerca del mio posto
I ragazzi cercano un posto all’interno della sala in cui stanno bene, nella posizione in cui ci si sentono più a proprio agio rivolgendo lo sguardo verso un punto che hanno scelto
Mentre si trovano nel posto e posizione scelti, si concentrano sull'ascolto del proprio corpo. 
Cercano di localizzarne le diverse parti, tracciano una mappa mentale di loro stessi, immaginandosi dal di fuori. Iniziano  a camminare esplorando lo spazio circostante. Il movimento e' associato al contatto sensoriale con l'ambiente il pavimento sotto i propri piedi, la luce che viene dalle finestre, i corpi degli altri partecipanti.

Per imparare a gestire il tempo, al battere delle mani di Baliani, ciascuno torna alla propria posizione iniziale in 30 secondi. Il movimento deve essere uniforme, bisogna trovare la velocità giusta per arrivare né troppo presto, né troppo tardi. Le parti del corpo devono muoversi tutte in maniera organica, alla stessa velocità. Chi e' più lontano dovrà abbozzare una corsa, chi è più vicino dovrà fare movimenti piccoli e lenti. Così all'allungarsi del tempo a disposizione (fino a 200 secondi), i movimenti devono diventare sempre più lenti e impercettibili.



"Adesso con gli occhi chiusi" dice Baliani. Un piccolo particolare e tutto cambia. Lo spazio è sempre lo stesso, ma la percezione è completamente stravolta.  Abituati a orientarsi nello spazio con la vista, i ragazzi imparano a farlo anche con gli altri sensi. E' molto più difficile di quello che sembra...La sensazione è quella di sentirsi spaesati, persi, confusi. E quando finalmente si aprono gli occhi si scopre dove realmente si e', al posto giusto, o proprio dalla parte opposta. Qualcuno si chiede "Che ci faccio qui?"


Laboratori I - che storia sei?

Loggia della Gran Guardia, 6 novembre 2009


Se qualcuno si chiedesse, ma i ragazzi di questo progetto in sostanza che cosa fanno? 

Attraverso questa finestra si potrà spiare direttamente cosa succede all'interno dei laboratori, capire come si svolgono gli esercizi, e (perché no?) provare a replicarli. I laboratori avranno temi e scopi diversi e spazieranno dall'ambito del teatro, la danza, la musica, il video e le arti visive. 
Durante il primo incontro coordinato da Marco Baliani il focus era sul conoscersi in modi insoliti e originali, lavorare sul tempo e sullo spazio. Per farvi capire meglio di che si tratta abbiamo raccolto qui gli esercizi più significativi presentandoli con diversi media.

Racconti
 
Un modo non convenzionale di presentarsi. Raccontare una storia che descriva l'episodio nella  vita in cui per la prima volta si capisce di voler fare arte. Senza spiegazioni o interpretazioni. I racconti sono i protagonisti. Molto più profondo che presentarsi, molto più significativo del parlare di se, molto più memorabile di un nome. I nostri artisti sono ancora sconosciuti, ma ora si ricorderanno un pezzo della vita degli altri.  Tutti hanno raccontato la propria storia, anche Baliani ha descritto l'evento che ha segnato il suo incontro con il mondo del teatro. 
 
Ecco qui alcuni dei racconti:



sabato 16 gennaio 2010

...se dovessero cercare te?

"...se dovessero cercarmi.
Miei segni particolari:
incanto e disperazione.
"
da Il Cielo di Wislawa Szymborska


Ispirandosi alle ultime tre righe di questa poesia, Marco Baliani ha chiesto a ciascuno di cercare le due parole che rappresentino i propri segni particolari, 
"Che vi farebbero ricomparire se foste scomparsi".
E così, quasi per gioco, i nostri artisti si sono trovati a svelare le loro caratteristiche più profonde.




Balzo e Distrazione
Marta






Meraviglia e Paura
Susy



Immaginazione e Frontiera
Natasha
Pancia e Geometrie
Rosanna
Specchi e Croce
Renata
Fastidio e Contemplazione                            Luca




Amabilità e 
Testardaggine

Michela




Silenzio e Tempesta
Davide

 Memoria e TormentoLuarda



Melanconia e Matita
Ilaria


Pazienza e Incertezza
Marco






Nostalgia e Desiderio
Alice  






Fantasia e Nostalgia
Emanuele






 Urlo e Sorriso
Andrea





 

Inquietudine e Curiosità

Tommaso




Luce e Timore
Valerio

Ali e Energia
 Giorgia


Ostinazione e Incertezza
Anna





Che ci facciamo qui?

Il progetto di Segnali all’orizzonte “Che ci faccio qui?”, curato dall'area Creatività di Progetto Giovani - Padova, nasce dall'idea di dare la possibilità a giovani artisti esordienti di lavorare con dei professionisti – formatori attraverso un percorso formativo in progress della durata di sei mesi (6/7/8 novembre 2009, febbraio – luglio 2010). Percorso che ha l'intento di mescolare esperienze diverse, dando a partecipanti l’occasione di imparare a comunicare attraverso linguaggi diversi da quelli usati da loro sinora. È per questo che sono state selezionate persone curiose, stimolanti e stimolate, entusiaste all’idea di sperimentare qualcosa di nuovo.
 

“Che ci faccio qui?” era un progetto inizialmente pensato solo per artisti veneti, ma grazie al passaparola e alla rete è arrivato a coinvolgere anche persone che non provengono dal padovano. La speranza è che si mettano alla prova e che portino la loro esperienza anche in territori diversi.


Il gruppo di lavoro è composto da 18 partecipanti e 5 uditori, selezionati tramite bando fra un totale di 160 candidature. I 5 uditori parteciperanno ad ogni incontro con compiti di redazione e selezione del materiale, inteso come registrazioni audio, foto, e video che verranno di volta in volta pubblicati su questo blog allo scopo di rendere visibile alla città ciò che accadrà all’interno del percorso; sarà una finestra multimediale sul mondo per tutti coloro che vorranno confrontarsi con la domanda di partenza, appunto “Che ci faccio qui?”


I formatori che affiancheranno il regista - attore e coordinatore del progetto Marco Baliani sono Maurizio Agostinetto, che si occupa di arti visive, installazioni, scenografie; Mirto Baliani, che lavorerà sul “dare voce”, non tanto come ricerca sulla vocalità, quanto come creazione di poesia attraverso la musica ed infine Elisa Cuppini, esperta di Teatro Danza, che lavorerà sul corpo e sul movimento.


6 incontri per la durata di una settimana al mese, che termineranno a luglio con un atto performativo. “E alla fine”, come ha concluso Baliani nella prima sessione di novembre “creeremo una mappa che potrà essere una declinazione di tutti o quasi i possibili usi di questa domanda: CHE CI FACCIO QUI?

giovedì 14 gennaio 2010

Laboratori III - riempire e svuotare

Loggia della Gran Guardia, 7 novembre 2009

Esercizi corporei sul riempire e svuotare


 
RIEMPIRE 
I ragazzi che si dispongono all'interno immobili in posizioni libere ad una condizione: avere almeno un punto del corpo in contatto fisico con qualcun altro del gruppo. Non è una catena, perché non c'e' un ordine, chiunque può agganciarsi in qualsiasi modo a chiunque altro. Somiglia più a delle statue umane complesse, composte da più individui.



SVUOTARE
Ogni pezzo della statua umana può staccarsi in qualsiasi momento, senza che la struttura sia distrutta. Ciascuno deve mantenere un proprio equilibrio personale anche se in contatto con gli altri. La prima persona si stacca e abbandona la statua. Sembra che manchi qualcosa ma subito la mente di chi guarda si abitua e trova un nuovo significato nella nuova forma della statua. Uno per volta si staccano persone e la statua si svuota. Poi si aggiungono altri e la statua si riempie ancora.

La forma cambia in continuazione facendo attenzione che non rimanga il vuoto totale. Ed è sorprendente scoprire uno dei segreti dell’arte: più è vuoto e più è bello. C’è più mistero a scoprire un'opera a cui manca una parte, si attiva l’immaginazione dell'osservatore.